Istituto Istruzione Superiore

"M. Paglietti"

Nautico e IPIA

La civiltà Nuragica

La Civiltà Nuragica vera e propria ha inizio in un certo momento del Bronzo Medio corrispondente alla fase finale e tarda della Cultura di Bonnanaro. Fra le civiltà preistoriche del Mediterraneo, la Civiltà Nuragica è quella che presenta per quantità e varietà la maggiore consistenza monumentale tanto che prende il nome dal suo monumento più caratteristico, il nuraghe. Tenendo conto del fatto che in Sardegna si conservano ancora circa 7500 monumenti di età nuragica e che l'Isola ha un'estensione di 24089 kmq se ne ricava che la loro densità media e di circa 0,31 per kmq. Quella nuragica risulta essere una straordinaria civiltà "architettonica", quindi di grandi costruttori.

La tecnica muraria delle costruzioni è soprattutto quella "ciclopica", cioè a blocchi poligonali con pietre poco o nulla lavorate e con uso di zeppe. All'interno di qualche torre nuragica è stata fatta uso di malta di fango per meglio fermare i blocchi. La tecnica ciclopica si affianca a quella "isodoma" in cui le pietre vengono lavorate a nella faccia a vista.

Si ha un'architettura di carattere forse militare (nuraghi e recinti), una di carattere civile (villaggi), una di carattere chiaramente religioso (pozzi e fonti) e una di carattere funerario (tombe di giganti).

I nuraghi

La forma più semplice è data da una torre troncoconica. La torre presenta all'interno una camera o cella circolare con pareti progressivamente aggettanti, così che la sezione verticale del vano può richiamare longitudinale di un uovo. Si parla perciò di volta  o cupola ogivale a cui ben si adatta anche il termine greco di tholos comunemente usato per indicare questo tipo di copertura (detta anche a falsa volta). Benché nessun nuraghe si sia conservato integro nella sua parte superiore, abbiamo documentazione indiretta della presenza di un terrazzo che doveva costituire la parte terminale aerea del monumento. La documentazione attestante la presenza del terrazzo nei nuraghi è data da betilini di pietra a forma di nuraghe (betilo-torre).

Si accedeva alla cella circolare del piano terreno attraverso un ingresso o porta che dava a un corridoio. L'ingresso era orientato, nella maggior parte dei casi verso Sud-Est. La luce dell'ingresso e di tipo triangolare o di tipo quadrangolare.

Il collegamento tra i vari piani e il terrazzo è ottenuto tramite delle scale ricavate nello spessore delle murature.

La torre troncoconica con vano a tholos costituisce il nucleo originario dei nuraghi, ma questi divennero ben presto più complessi e col tempo si andavano aggregando molti altri elementi che ne ampliano l'area complessiva. Comunque il nuraghe semplice resta il tipo più comune. Essendo comunque il modo originario di quello a torre circolare ogni aggregazione poneva problemi necessitanti di particolari soluzioni. Qualunque aggiunta infatti non potrà mai avere una reale fusione con il nucleo originario. Quando si accostano due torri esse risultano al massimo tangenti in un punto alla base e risultano staccate tutte le altre parti. Ciò significa che risulta necessario collegare le torri affiancate con altri elementi murari.

Gli ampliamenti costruttivi secondo la loro relazione con la torre originaria si specificano in addizione frontale, laterale o concentrica e, a seconda degli elementi addizionati alla torre centrale. si avranno nuraghi con bastione trilobato (tre torri), tetralobato (quatto torri) o pentalobato (cinque torri).

Altro elemento con cui questi ampliamenti sono in relazione è un cortile antistante l'ingresso della torre originale.

Un altro importante elemento che può caratterizzare i nuraghi complicandoli ulteriormente è dato dalla presenza di un antemurale o lizza o cinta muraria esterna, i cui spigoli sono spesso messi in risalto da torri.

I nuraghi a corridoio.

Più semplici e di varia forma e di minore ampiezza sono i nuraghi a corridoio (detti anche pseudonuraghi). La loro denominazione e determinata dal fatto che il loro interno è costituito soprattutto da uno o più corridoi. L'elemento distintivo è dato dalla netta prevalenza delle strutture murarie sullo spazio vuoto.

Le capanne.

Le capanne sono comunemente di forma circolare, con vano o vani interni pure circolari o vagamente ellittici. Le pareti interne e il tetto di frasche venivano talvolta intonacate di fango, come difesa dai venti freddi che potevano filtrare tra le strutture. Lo documentano frammenti d'intonaco con l'impronta dei rami che costituivano al copertura dei vani. In alcuni casi la copertura era di pietra ed era del tipo a volta "a tholos".

I pozzi e le fonti.

Si conoscono, in tutta l'isola, circa una trentina di pozzi. Essi sono costituiti da tre elementi: una tholos, una scala e un atrio o vestibolo con sedili.

La camera circolare a tholos, parzialmente interrata nel suolo, aveva lo scopo primario di captare una vena d'acqua sorgiva o freatica. Circa alla base della camera si diparte una scala ascendente dai lati paralleli o divergenti verso l'alto. (Santa Cristina di Paulilatinu presenta una copertura parallela ai gradini dall'aspetto di scala rovesciata). L'insieme termina all'esterno sulla fronte con un atrio o vestibolo rettangolare o trapezoidale, provvisto in molti casi di piccoli stipetti laterali per deporvi le ciotole o per esporvi qualche offerta alla divinità delle acque.

La fonte presenta anche altre caratteristiche architettoniche: si ha spesso la riproduzione in pietra di un tetto a doppio spiovente.

L'area nella quale è presenta la fonte o il pozzo, viene delimitata da un recinto di forma vagamente circolare o ellittica.

I tempietti.

Questa definizione è stata attribuita a una serie di costruzioni in cui si è creduto di riconoscere elementi distintivi interpretabili in relazione al sacro. La prima cosa che colpisce in queste costruzioni è la loro netta differenza dalle comuni capanne d'abitazione., riscontrabile nella prevalenza della linea retta nello sviluppo in pianta. Altro elemento è la presenza delle ante sui lati brevi, fronte e retrospetto (da cui l'espressione di tempietti in antis).

Le tombe di giganti

Si tratta di tombe collettive costruite in muratura e costituite da un lungo corridoio coperto preceduto da un esedra semicircolare costituita da una stele centinata e da ortostati laterali. L'ingresso si apre al centro dell'esedra ed è costituito da un portello trapezoidale o rettangolare. Il vano interno della tomba è solitamente di pianta rettangolare allungata. Spesso il pavimento del corridoio-cella è irregolarmente lastricato. La copertura ogivale è invece ottenuta solitamente piattabandata, ma non mancano esempi di copertura ogivale e ad archetti monolitici. In alcuni casi, di epoca successiva, l'esedra tende a scomparire del tutto riducendosi ad una fronte rettilinea. Il portello si apre alla base della "stele" monolitica ben levigata e lavorata.

Non tutte le tombe di giganti presentano nell'esedra la stele centinata e gli ortostati laterali. Qualcuna infatti presenta la sola stele e molte non la hanno mai avuta. In un momento successivo è probabile che la stele sia stata sostituita con il cosiddetto concio a dentelli. La funzione di tale concio potrebbe essere quella di supporto a tre betilini che dovevano spiccare sulla sommità della facciata della tomba stessa.

La cultura materiale

Nella fase iniziale dell’evoluzione delle ceramiche di età nuragica si collocano varie fogge di tegami mono e bi-ansati,  scodelline, ciotole generalmente mono – ansate, troncoconiche e carenate, olle ovoidi bi-ansate, vasi a collo distinto e corpo globulare. Si tratta generalmente di vasi semplici, senza particolari decorazioni, di impasti piuttosto grossolani e ricchi di inclusi.

Alla fase successiva viene generalmente attribuita la diffusione della decorazione di tipo “ a pettine”. L’ornamentazione occupa l’intero tegame in modo che le impressioni  e le incisioni costituissero come degli stampi per imprimere disegni sulle focacce che venivano cotte in essi. Proseguono le stesse fogge, ma con una maggiore varietà di tipi e con l’introduzione di classi nuove come “bollilatte”, fornelli, alari, vasi a fruttiera, lucerne.

La fase IV si caratterizza per l’introduzione della decorazione “geometrica”a cerchielli e “occhi di dado”, collegati da motivi angolari, a triangoli, zig zag e a spina di pesce. Continuano le fogge presedenti e compaiono varie forme di askoi e brocche a becco.

 

 

La statuaria.

La produzione artistica plastica nuragica si veste di forme nuove rispetto al presedente periodo. Il forte sviluppo del megalitismo nuragico, con le sue imponenti architetture civili, funerari e sacre influenza anche i generi di scultura nei quali il geometrismo e il simbolismo sono le categorie dominanti. La stessa stele delle tombe di giganti potrebbe essere considerata un sorta di scultura astratta.

Accanto alle tombe, inoltre si trovano le forme scultoree del bètilo che, per qualche lato, si rifà alla tradizione ideale e strutturale del menhir sorto ai tempi della Cultura di Ozieri. Si tratta di grossi monoliti lisci, conici, spesso vagamente iconici e preantropomorfi.

Tutta l’arte plastica del primo periodo nuragico è inquadrabile interamente in un concetto di astrazione vagamente antropomorfa, con cui si manifesterebbe una società e una religione dove il sociale predominava nettamente sull’individuale, rifuggendo ogni immagine umana o animale di tipo naturalistico e da ogni forma di individualismo.

Al contrario la scultura di tutto il periodo successivo, più aderente al reale, fino alla produzione dei bronzetti figurati si manifesterebbe ad una riconquista dell’individualismo. Questo elemento potrebbe segnare il passaggio da un sistema socio-politico tribale ad uno stato aristocratico. Prende piede il modello eroico-oligarchico e quello della civis, inteso come organizzazione politica sociale, nella quale si individuano sfere di autonomia professionale e produttiva e divisione del lavoro e di classe.

 

I bronzetti nuragici.

I bronzetti nuragici sono offerte votive che si ritrovano, in maggioranza, come dono alle divinità salutari nei pozzi e nelle fonti sacre. Essi ci offrono un quadro assai affascinante della società nuragica raffigurata in tutte le sue componenti: il capo , il guerriero armato, i notabili, le donne, il pastore nell’atto di offrire un agnello, il contadino che offre focacce, donne con il cesto sul capo ecc. è vasto anche il campionario degli animali sia domestici che selvatici, reali o fantastici.

Gli esemplari più antichi si collocano fra nel bronzo finale e la loro produzione continua fino a tutta la prima età del ferro. La loro fattura complessa, realizzata con il sistema della “cera perduta” e le dimensioni talvolta notevoli, fino a 40 cm, rendono i bronzetti nuragici un fenomeno unico nel mondo occidentale di quel periodo.

 

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